Pubblicato da: portalemariano | 6 dicembre 2009

La “Tutta-santa” immagine del “Tutto-santo”

La riflessione della Chiesa orientale sul rapporto della Vergine con lo Spirito Santo mette in luce soprattutto la trasformazione interiore operata dallo Spirito, che assimila Maria a sé, di modo che i titoli dello Spirito divengono anche i titoli di Maria. La tradizione orientale viene presentata attraverso due autori moderni, Evdokimov e Boulgakov.

di GIORGIO GHARIB

LA tradizione greca che celebra Maria con una sconfinata litania di titoli, ne privilegia due che riguardano la sua relazione e la sua affinità con la Terza Persona della Santissima Trinità: il primo titolo è quello di Panaghia, o Tuttasanta; il secondo è quello di Pneumatofora, o Portatrice dello Spirito. Ambedue i titoli sono stati di recente usati o
rimessi in circolazione da due grandi teologi della Diaspora Ortodossa in Europa Occidentale: Sergio Boulgakov (+1944) e Paolo Evdokimov (+ 1970).

Paolo Evdokimov e il titolo di Panaghia

Il titolo mariano Panaghia, che ha una grande tradizione nella teologia e nella liturgia e nella pietà greca, è stato recentemente accostato al titolo Panaghion, che la stessa tradizione riserva quasi esclusivamente allo Spirito Santo. Autore di questa operazione è Paolo Evdokimov, uno dei grandi esponenti del pensiero ortodosso del secolo XX. Evdokimov, fecondo rappresentante della Diaspora russa, fu per lunghi anni professore all’Istituto ortodosso San Sergio di Parigi e autore di numerosi libri d’indole spirituale e teologica. Egli ha avuto anche un amore specialissimo alla Theotokos, della quale ha parlato in molte sue opere con accenti ispirati. Di questo suo amore egli ha lasciato un segno eloquente in un articolo, l’ultimo da lui scritto e che è rimasto incompiuto a causa della sua morte, avvenuta nel 1970. Il titolo dato all’articolo è emblematico: Panaghion e Panaghia.

Maria intercede per il principe Vladimir Andrej Bogolijubskij, secondo una visione da questi avuta nel 1157. Il tema dell’intercessione di Maria è molto sentito in Oriente e in Russia in particolare. Per lui tra lo Spirito Santo e la Madre di Dio ci sono profondissimi
rapporti, che la stessa liturgia greca avvicina, rispettando naturalmente la necessaria distinzione degli ordini, divino e umano. Lo Spirito Santo è detto Panaghion (il Tuttosanto), la Theotokos è detta Panaghia (la Tuttasanta). Sono proprio questi ultimi due termini di Theotokos e di Panaghia che la fede popolare riserva a Maria di Nazareth.
Per Evdokimov lo Spirito Santo personifica la santità stessa di Dio; mentre la Vergine personifica la santità umana stessa: ella è in se manifestazione della santità. L’azione dello Spirito Santo, dice Evdokimov, ha accompagnato tutta la vita di Maria, lungo l’arco della sua esistenza, dal suo inizio, nel suo svolgimento e fino alla sua fine. Ciò è
particolarmente messo in luce dalla qualifica di “sempre vergine” attribuita a Maria e dalla sua sublime santità fin dal seno di sua madre.

La Consolatrice accanto al Consolatore
Per Evdokimov un altro aspetto lega in modo speciale la Vergine allo Spirito Santo, è quello della sua intercessione, o meglio ancora del suo ruolo “paracletico” (di consolazione) ed “epicletico” (di intercessione).
Come lo Spirito Santo è “Paraclito-Consolatore”, così Maria – sul tipo di ogni donna e più di ogni donna – è “consolatrice”. Evdokimov dice: «Legata ontologicamente allo Spirito Santo, Maria appare così consolazione vivificante. Nuova Eva-Vita che difende e protegge ogni creatura e si erige così in figura della Chiesa nella sua protezione materna» (La teologia della bellezza, 297. Descrizione dell’icona della Madonna di
Vladimir).
Come lo Spirito-Paracleto, oltre che consolatore, è avvocato, difensore e insieme colui che prega in noi e intercede per noi (Rm 8,15.26), così laVergine Maria rappresenta il ministero della preghiera e il carisma dell’intercessione. Ella è per eccellenza l’Orante e con lo Spirito dice: «Vieni, Signore». Evdokimov trova ciò molto bene espresso nell’icona dell’Ascensione e della Deesis. Nella prima immagine Maria è in piedi in
mezzo agli Apostoli le mani alzate; nella seconda Maria fa da pendant, a destra di Cristo, a Giovanni Battista, con le mani alzate in forma di supplica.
Infine a significare un rapporto profondissimo, unico e quasi ineffabile, tra lo Spirito e la Vergine, Evdokimov nel suo articolo parla dell’«ultimo mistero che coinvolge Maria». Egli nota che lo Spirito Santo non ha un luogo d’incarnazione, ma possiede in Maria il ricettacolo unico e tutto particolare della sua presenza. Egli afferma: «Il Padre è circondato dal silenzio dell’apofasi; è questo volto nascosto del Padre che il Figlio e lo Spirito rivelano al mondo. Il Soggetto assoluto, il Padre, rivela nel suo Figlio il senso che diviene la Vita mediante lo Spirito. Ora la Theotokos, nella sua Maternità, traduce sul
piano umano questo mistero trinitario come un’immagine fedele e autentica.
È in questo senso – che resta quello di una rivelazione nascosta – che Maria è l’icona misteriosa del Padre. I canoni iconografici proibiscono di rappresentare il Padre, che è l’Inconcepibile e l’Indicibile. La Theotokos riceve i soffi dello Spirito e la sua Maternità ci fa contemplare in silenzio la Paternità divina, il volto del Padre». (Panaghion et Panaghia, 71)

Sergio Boulgakov e il titolo di Pneumatofora
Il termine di Pneumatofora, o Portatrice dello Spirito, è di uso recente, e sembra sia stato coniato dal Padre Sergio Boulgakov, altro esponente della Diaspora russa, vissuto lunghi anni a Parigi, dove ha insegnato ed è morto nel 1944. Il Boulgakov è autore di numerosi libri, molti dei quali sono stati tradotti in francese e altre lingue europee, permettendo così di esplorare il suo pensiero teologico, che si inserisce nella corrente
filosofico-teologica della Sofiologia (Letteralmente: studio della sapienza- ndr).
Il termine Pneumatophora che egli applica a Maria, esprime bene il rapporto intimo che esiste tra la Theotokos e lo Spirito Santo. Il termine si ritrova spesso nella sua opera teologica, specie nel suo trattato sullo Spirito Santo intitolato Il Paracleto, e nella sua opera mariologica dal titolo significativo: Il Roveto incombusto.

Madre di Dio del Roveto ardente (fine 1700).
L’icona è molto complessa e ricca di figurazioni: il roveto è rappresentato dal rombo centrale, con il fondo blu scuro; le fiamme sono i quattro evangelisti.
Il pensiero dell’autore è complesso e difficile da seguire. Ci accontentiamo qui di citare un breve riassunto che il Boulgakov stesso dà nel suo libro più conosciuto, dal titolo: L’Ortodossia. Nell’edizione francese del 1932, si può rilevare le seguenti idee: «La Vergine Maria è il centro invisibile, ma reale della Chiesa apostolica; è in lei che è nascosto il segreto del cristianesimo… Ella è la giustificazione, il fine e il senso della creazione; ella è, in questo senso, la gloria del mondo. In lei Dio è già tutto in tutti. Dunque, entrando in cielo allo stato di glorificazione, la Vergine resta la madre del genere umano per il quale ella prega e intercede. E’ per questo che la Chiesa a lei indirizza le sue preghiere domandandole il suo aiuto… In breve, la venerazione della Vergine dà la sua impronta a tutta l’antropologia e la cosmologia cristiana, e a tutta la vita di preghiera e di pietà… Lo Spirito Santo non si incarna in un uomo, ma si manifesta
nell’umanità. La Vergine Maria, “Serva del Signore”, è precisamente una personalità trasparente all’azione dello Spirito Santo». (L’Orthodoxie 1932, p. 166-167).
Per il Bulgakov Maria, che è stata di continuo sotto la cura del Santo Spirito, ha avuto la sua Pentecoste il giorno dell’Annunciazione.
«L’Annunciazione – scrive – è stata una discesa completa e quindi ipostatica dello Spirito Santo e il suo ingresso nella Vergine… Per mezzo del suo arrivo nella Vergine Maria egli s’identifica in un certo modo con lei tramite la divina maternità… Egli non l’ha più abbandonata dopo la nascita di Cristo, ma rimane per sempre con lei per l’intera forza
dell’Annunciazione» (Le Paraclet, Parigi 1944, p. 238-239).

La dimora creata dello Spirito
Nel suo libro sulla Saggezza di Dio, Bulgakov ricorda che non si tratta, propriamente parlando, dell’incarnazione dello Spirito Santo in Maria; e aggiunge: «Egli dimora, però, nella sempre Vergine Maria come in un tempio santo, mentre la personalità umana di Maria sembra diventare trasparente a lui per fornirgli un contenitore umano».
Bulgakov ritorna sull’argomento nel suo libro Il Roveto incombusto. Vi si legge fra l’altro: Lo Spirito Santo si manifesta al creato solo con la sua azione, i suoi doni. Sia sotto forma di colomba o di lingue di fuoco, o dell’uno dei tre angeli della visione di Abramo (senza pertanto sapere quale), la sua
rappresentazione non può evidentemente che essere allegorica: essa non rivela la sua ipostasi. La Terza Ipostasi non si incarna, non si fa uomo. Non di meno, se non vi è per lei incarnazione, nel senso di quella del Figlio, ci può essere un’ipostasi creata, umana, che diventi la dimora dello Spirito Santo e che gli renda la sua vita personale perfettamente trasparente, come lei ha testimoniato per se stessa: “Ecco l’ancella del
Signore”. Questo essere umano, la Ss.ma Vergine, non è una incarnazione dello Spirito, ma diventa il ricettacolo animato e personale dello Spirito, una creatura che Lo porta, uomo teoforo (portatore di Dio – ndr).
Se non vi è incarnazione pneumatica, vi può essere una teoforia (atto di portare Dio – ndr) ipostatica: una ipostasi di creatura si dona interamente allo Spirito Santo e, per così dire, si scioglie in lui. In virtù di questa trasparenza, di questa penetrazione perfetta, essa diventa eterogenea a se stessa, vale a dire: deificata; ella è una creatura
interamente impregnata dalla grazia, “arca animata di Dio”, vivente “tempio consacrato”».
Bulgakov prosegue dicendo: «Una tale persona pneumatofora si distingue radicalmente dal Dio-Uomo, perché è una creatura. Ma essa differisce non di meno dalla creatura,
perché è esaltata e messa in comunione con la vita divina. E l’immagine di Dio nell’uomo si realizza anche per questa pneumatoforia. Conviene quindi pensare che l’essere umano della Madre di Dio in cielo, e il Dio-Uomo Gesù presentano insieme l’immagine completa dell’uomo. L’icona della Madre di Dio con il Bambino, del Logos e della creatura la quale, colma dello Spirito Santo, lo assume, costituisce con la loro unità e la loro indivisibilità l’immagine perfetta dell’uomo. Il Dio-Uomo e la Pneumatofora, il Figlio e la Madre, manifestando la rivelazione del Padre grazie alla Seconda e alla Terza Ipostasi, presentano così la pienezza dell’immagine di Dio nell’uomo o, inversamente, dell’immagine dell’uomo in Dio». (Le Buisson ardent, p. 90-92).

(c) Madre di Dio n. 8-9 agosto/settembre 1998


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